Fabrizio Barca a Firenze

8 Maggio 2013 | Filed under: politica

Un teatro Puccini strapieno, c’è chi non è riuscito a entrare, ha accolto a Firenze Fabrizio Barca intervistato da un Sergio Staino convinto e attento a rendere il suo messaggio chiaro e accessibile, intervenendo con leggerezza e bonomia solo apparentemente, in realtà captando le attese del pubblico e guidando di conseguenza la conversazione. Già, perché sono tempi di semplificazione e anche se siamo di fronte a una platea che non vuole percorsi abbreviati e si é riunita per ascoltare un discorso politico, non una serie di slogan, la paura che la durata dell’ argomentazione sia insostenibile é comunque in agguato. Il discorso di Barca é nuovo e lo é per il coraggio di entrare subito nel merito delle questioni oggi emergenti nel fare politica. Perché dentro il Pd e non in una forza dichiaratamente antagonista? Perché il Pd é forza politica di massa e i suoi numeri, i suoi circoli, la sua struttura sono quelli buoni per far circolare le idee con l’obiettivo di farne derivare azione politica e non solo rimuginio nostalgico o utopistico. Da cosa viene la deriva attuale del partito, anzi della forma partito? Un male che inizia da quando la politica ha smarrito il ruolo propulsivo di idee coerenti con una precisa visione della società e ha smesso di orientare l’azione di governo per essere interpretata da chi svolge funzioni di governo. Un partito degli amministratori é condannato al breve respiro, a partire dall’accordo saltando la fase del dibattito tra visioni diverse, ad assuefarsi a obiettivi minimi e perennemente mobili. Recuperare il divario tra politica e governo significa dare alla prima la libertà di progettare e al secondo lo stimolo e il supporto programmatico indispensabile per cercare e trovare risposte adeguate all’oggi senza uscire dall’orientamento iniziale. Perché la rimonta del Pdl? Tra le tante motivazioni c’è la mancanza da parte del Pd di una posizione realmente alternativa: al berlusconismo ci siamo limitati a sostituire tanti piccoli cesarismi. Tra le tante osservazioni, Barca propone di togliere la parola “sinistra” dal recinto dell’antigoverno cui di fatto oggi risulta ascritta e ne recupera la vitalità, invitando a portare questo abito nella vita del Pd, dai circoli alle assemblee. Non si tratta di nominalismo, anzi proprio su questo piano si misura quello sperimentalismo democratico cui Barca affida il rinnovamento del Pd e che induce a stringere in un legame necessario ogni enunciato politico con dati certi e autorevoli. Da qui la tipologia dei dodici convincimenti, che sono poi altrettanti punti programmatici, tutti ancorati a specifici articoli della nostra Costituzione. Una lettura antiretorica del testo costituzionale, tutta mirata a valorizzarne gli spunti di sinistra che ci sono e sono numerosi e fondanti, di una Costituzione che fu la massima espressione progressista di tutte le varie anime politiche dei suoi costituenti. In conclusione, qualche concessione al buonismo da convenzioni, vedi la condanna dell’antiberlusconismo inteso come posizione aprioristica, qualche ingenuità sulla linearità di certi percorsi. Ma una voce chiara e responsabilmente complessa, una prospettiva fuori dal divismo e dal nominalismo al ribasso. Oggi ci vuole.

Barca: Manifesto

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