Grosseto: street art e decoro urbano

1 Luglio 2015 | Filed under: cultura, notizie, politica

Murale-Completo-modGrosseto  offre i suoi muri e i suoi angoli meno visitati alle nuove firme della street art. Ottimo uso degli spazi oscuri e incomprensibili le polemiche su scempi mai attuati, di fatto interventi lodevoli di decoro urbano. Perché l’arte è un campo infinito, da percorrere con tante gambe e soprattutto con tante intelligenze. Le strade sono diverse perché diversa è la meta dell’artista: la distanza è di grande senso, tra chi intende rappresentare il mondo in armonia con quel mondo, mente organica, per dirla alla Gramsci, rispetto a quel mondo, e chi presenta un suo universo descritto nella totalità cosmica o ricomposto nello spazio gracile di una stanza o vagheggiato in immaginari ipotetici, più spesso inattingibili. Non bisogna essere per forza arrabbiati per fare arte, intendiamoci, e gli scapigliati o i preraffaelliti sono più allineati che mai, nonostante gli urli e le beffe, e nemmeno hanno espresso arte somma, almeno non tutti tra loro. E non è detto che gli organici siano in quanto tali servi del potere e pedissequi esecutori del volere dei potenti. Ma è un dato di fatto che Botticelli risulta la più evidente vetrina del neoplatonismo rinascimentale, come egli stesso ha  voluto essere, e che le madonne dai piedi sporchi di Caravaggio hanno faticato assai per entrare nelle chiese e mentre oggi continuiamo ad ammirarle, anche se sfugge talvolta la complessità del travaglio che ha accompagnato la loro accettazione, non possiamo fare a meno di constatare che il senso ultimo della loro grandezza sta proprio nella loro nascita contro, nella negazione di modelli consentiti e di clichè dal collaudato consenso. Per non parlare di chi, ufficialmente allineato, ha trovato strade latenti per dire la sua giocando a nascondino con le vulgate più sicure, magari con la connivenza dei grandi committenti, capaci di leggere anche il non scritto, ma mai di ammetterlo. Non si spiega altrimenti la Santa Teresa che il genio di Bernini coglie e ferma in un orgasmo cui dà il nome di estasi e tanto basta perché sia ospitata a Roma nella chiesa di S.Maria della Vittoria e la faccia grande. Ma per tornare a noi, ai nostri tempi, alle nostre città, non solo nazionali: che dire della street art organizzata per decreto pubblico? Che fine ha fatto il concetto di spazio rubato, anzi rapinato, o il writer che sfida le forze dell’ordine per firmare le sue inquietanti visioni o le sue affascinanti ossessioni o le sue severe requisitorie nei confronti di una società opulenta, sazia e sprecona, tanto da lasciare spazi vuoti dove l’occhio arriva poco e che per questo non suscitano interesse e non meritano cura? E’ vero, chi governa le nostre città ha un carico enorme se si propone di osare il terreno artistico, in epoca di liquidità dilaganti che non risparmiano certo il campo della creatività: già per questo merita l’apprezzamento e la simpatia del cittadino. Non solo, ma se chi si accinge a questo compito vuole intervenire sul volto pubblico della città, deve inevitabilmente percorrere la impervia strada dei permessi, dei bandi, delle classifiche: non si sfugge. E dunque via libera al più accattivante o magari al più adatto ad uno spazio più lungo che largo o viceversa, o al più colorato, come una fioriera di fiori finti, quelli che durano tanto e da lontano fanno figura lo stesso. E il nocciolo della street art? la sua trasgressione? Il suo lato notturno e corsaro? Meglio parlare di decoro urbano, sempre ottima cosa, che piace e rallegra: è il suo nome, ci allontana da qualsiasi sindrome di Stendhal. Magari è un bene.

Lucia Matergi

Presidente Istituto Gramsci Gr

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