Oggi a Catania, ma potrebbe verificarsi anche da noi

20 ottobre 2016 | Filed under: politica

medici-braccia-conserte-320x320Obiezione di coscienza, ovvero la facoltà di decidere sulla vita e sulla morte degli altri. Soluzione cattolicissima al problema dell’aborto legale, quindi garantito a tutte e gratuito. Di oggi il caso di una donna incinta, in gravissimo pericolo di vita, morta per responsabilità del ginecologo di turno, che si rifiuta di operare prima che il feto morente sia dato definitivamente per morto. Il medico è obiettore di coscienza.
In nome di una libertà professionale  astratta e arbitraria, perché realizzata a danno di altri, si consente di incidere pesantemente o anche tragicamente, come nel caso della donna di Catania, sulla vita altrui, con l’avallo della legge. Da consigliera regionale ho lottato insieme alle altre donne, colleghe di sinistra, per garantire alle donne il diritto di decidere se avere figli o no, se accettare nuove vite a prescindere dalle condizioni possibili, non solo economiche, o dalle circostanze in cui quelle vige erano state concepite. Mozioni, interrogazioni, interventi in aula, visto che anche nella civilissima Toscana le percentuali degli obiettori è tanto alta che chi non obietta, e in genere sono le donne, si trovano costrette di fatto a eseguire solo aborti, a fare cioè il lavoro sporco, quello che i colleghi uomini rifiutano, magari per alimentare il flusso di clientela ben pagante nella clinica di qualche professionista amico. Grazie al nostro impegno il piano sociosanitario regionale contiene norme cogenti circa la distribuzione degli obiettori. Un risultato importante, magari poco detto:  cose di donne.

(Lucia Matergi)

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