Gramsci nostro prigioniero

10 dicembre 2017 | Filed under: politica

Il terzo seminario internazionale sulla fiaba organizzato a Seravezza è dedicato alla Fiaba nell’opera di Antonio Gramsci. L’Istituto Gramsci Grosseto partecipa con la relazione di Nino Muzzi intitolata “Gramsci nostro prigioniero”. A chi si riferisce quel nostro? A noi tutti che leggiamo e indaghiamo l’opera del grande sardo attratti dalla sua intelligenza, versatilità e passione politica, civile, culturale. E di quale prigionia si tratta? Di quell’incatenamento cui troppo spesso lo studioso gramsciano ricorre per legare Gramsci alla propria tesi, abbandonandosi al gusto di leggere tra le righe tanto da smarrire il senso primo di quelle stesse righe. Anche al Gramsci traduttore dei Grimm, un Gramsci potremmo dire minore o comunque  meno praticato, è capitata una simile avventura mentre, dice Nino Muzzi in conclusione, “Gramsci ci guida nella decifrazione delle sue fiabe dei Grimm, conducendoci senza timore, anzi con la sicurezza dell’intelligenza, a leggerle come prove di umiltà e di affetto insieme. Di umiltà, perché praticate come un semplice esercizio linguistico, che richiama l’uso scolastico di ricorrere ai testi favolistici per introduzione allo studio delle lingue classiche (e forse Gramsci avrà pensato al suo Esopo o al suo Fedro); di affetto verso una terra, la sua Sardegna, separata dal mondo del cinema parlato: in Sardegna da bambino ha ascoltato fiabe e  ad altri bambini di quella terra, ancora poveri e lontani da tutto, vuole mandare un piccolo dono di “novelline popolari”.

 

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