A 75 anni dalla morte

6 Ottobre 2012 | Filed under: cultura, politica, storia
A 75 anni dalla morte, ancora tante bugie su Antonio Gramsci
Donzelli pubblica  “Il moderno principe” e rilascia una intervista a Simonetta Fiori, alla quale Giancarlo De Vico, docente di Economia Politica, e membro dell’International Gramsci-Society, risponde nel modo seguente:

“Cari amici della IGS,

vorrei condividere alcune considerazioni sul recente “contributo” gramsciano di C. Donzelli. Il libro di Lo Piparo su Gramsci ha ottenuto il premio Viareggio, forse in riconoscimento del fatto che si trattava di un’opera di fantasia. La  riedizione a cura di Donzelli delle Note su Machiavelli dai  Quaderni del carcere  meriterà forse lo Strega, grazie alla sua “Prefazione 2012”. Donzelli, che è il suo editore, scrive che il libro di Lo Piparo rappresenta “una svolta importante … sul piano documentario”. Si dovrebbe forse chiarire in quale direzione la svolta sia andata: in un accesso di sincerità, Lo Piparo aveva scritto che “in mancanza di docu­menti persi o distrutti o non ancora trovati, l’immaginazione è autoriz­zata a prendere le più disparate direzioni”, e difatti la sua immaginazione, anche perché non era tenuta troppo a freno dai  documenti disponibili,  non pochi dei quali igno­rava, aveva prodotto parecchie gemme. Aperte le cateratte può passare di tutto.

Il libro di Donzelli è stato lanciato in un’intervista dell’autore a Repubblica del 28 settembre, pubblicata con un titolo che sottoscriverei: “A 75 anni dalla morte ancora tante bugie su Antonio Gramsci”. Donzelli attribuisce a Sraffa non più un ruolo “duplice” nella vicenda di Gramsci in carcere (sarebbe banale nella presente temperie), ma addirittura di avere “quattro o cinque parti in com­media”; e nella polvere viene trascinata anche la povera Tatiana Schucht, che secondo Donzelli sarebbe stata insieme a Sraffa uno dei “control­lori”, e forse anche uno dei “condannatori”, di Gramsci. Avendo Lo Piparo iniziato il gioco dei carcerieri, il suo editore ci si ficca e la spara ancora più grossa.

Un esempio di acribia donzelliana: seguendo una idea (“geniale” secondo Donzelli) di Lo Piparo, secondo la quale quando parlava di “Iulca” (invece che di  “Giulia” ) Gramsci intendesse non solo la moglie ma anche “il partito sovietico”, il “vertice del movimento comunista mondiale”, Donzelli scrive che “in una lettera del 14 novembre 1932 Gramsci comunica a Tania la sua intenzione di  rompere il suo matrimonio con Iulca”  (corsivo di Donzelli)  quindi, si presume, con il movimento comunista. Geniale: peccato che in questa lettera Gramsci nomini  sei volte  la moglie, e sempre come  “Giulia”.

Nerio Naldi ha già fatto notare che Donzelli, senza uno straccio di pezza d’appoggio, fa la ridicola afferma­zione che Sraffa avesse un “passaporto clande­stino”(?!). Naturalmente tutto fa brodo, per accreditare l’ipotesi di Sraffa agente segreto sovietico (“abile, scaltro e potente”, scrive Donzelli).

Donzelli sottopone alla sua raffinata esegesi la lettera a Tatiana del 27 febbraio 1933. Questa è la famosa lettera in cui Gramsci scrive: “Certe volte ho pensato che tutta la mia vita fosse un grande (grande per me) errore, un dirizzone. Mi persuade ancora che ciò non è perfettamente vero l’atteggiamento tuo e specialmente quello dell’avvocato [cioè Sraffa]”; e che termina: “Ringrazia l’avvocato di quanto ha fatto per me e vorrà ancora fare. Con lui parlare di gratitudine mi pare ozioso”. Secondo Donzelli questa lettera di Gramsci era “l’annuncio di un’intenzione di rottura del rapporto” con Sraffa, e la sua chiusa una manifestazione di una “fiduciosa, pazzesca, speranza” di Gramsci in Sraffa. Ciascuno può giudicare dove stia la pazzia.

Di “contributi” come quello di Donzelli non metterebbe conto di discutere, ma si è sempre combattuti tra il pensare che parlarne significa attribuire loro una dignità che non hanno e il pensare che invece non si possano lasciare passare tante assurdità senza reagire.”

Giancarlo de Vivo

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